Keir Starmer, quarto Primo Ministro dall'inizio del conflitto Russo-Ucraino, si è dimesso.
Disclaimer per chi leggesse a distanza di settimane, mesi, anni, lustri, secoli… siamo a fine giugno 2026 e Keir Starmer, Primo Ministro britannico, si è appena dimesso.
USA – Israele – Iran – Libano: Istruzioni per l’uso
Che bella settimana. Si esordisce con Iran e USA che firmano un preaccordo che, solo per cominciare a parlarsi, prevede che le parti non si minaccino durante i colloqui e che vengano sospesi anche i combattimenti in Libano.
E che succede? Netanyahu ovviamente se ne strabatte gli zebedei e continua imperterrito i suoi massacri in Cisgiordania e i suoi bombardamenti in Libano, e il “segretario della guerra” Stelle & Strisce Hegseth, che probabilmente è uno di quelli che non riescono a capire nemmeno le istruzioni su come aprire un pacchetto di patatine, esordisce proprio minacciando l’Iran. Magnifico. Ovviamente il primo giro di colloqui salta, per manifesta violazione dei termini del pre-accordo.
Ci si riprova qualche giorno dopo. E stavolta tocca a Donald Trump, che dimostra la stessa dose di comprendonio del suo segretario della guerra, e che oggi tira fuori di nuovo la minaccia di ridurre l’Iran all’età della pietra (solo con parole diverse).
Niente, si vede che la clausola “nessuna delle parti dovrà minacciare l’altra durante i colloqui” proprio non filtra, è troppo difficile da capire per un presidente che non legge nemmeno i memorandum del Pentagono, se prima qualcuno non glieli riassume in tre o quattro frasette della stessa lunghezza di un tweet. TL;DR declinato in versione demenza senile.
Coraggio, dai, magari al terzo tentativo capisce pure il biondone ossigenato. Intanto le compagnie petrolifere che grazie all’instabilità possono continuare a tenere i prezzi dei carburanti alle stelle, ringraziano.

Von Der Sturmtruppen e i 450 miliardi di euro in più
Si prosegue con la presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, che chiede agli stati membri 450 miliardi di contributi extra all’unione. Cifra non casuale, sono esattamente mille euro tondi tondi, a testa per ogni cittadino europeo.
Tradotto, o 450 miliardi di euro in nuove tasse, o 450 miliardi di euro di tagli alla spesa sociale, per finanziare riarmo, viaggi della Kallas in cui ogni volta che apre bocca causa una qualche crisi diplomatica, e aiuti a fondo perduto a quel buco nero (ma con cessi dorati) che è diventata la guerra in Ucraina.
E, beninteso, per continuare a comprare gas dagli USA al triplo del prezzo, e continuare a comprare armi USA invece di provare (se proprio dobbiamo riarmarci) a impiantare un’industria bellica europea. Insomma, dovremo pure ringraziarli in qualche modo, gli USA, per averci gentilmente imposto solo il 15% di dazi, no? Un po’ di gratitudine, suvvia, mica vorremo fare gli antiamerikani. Volete la pace (eterna) o il condizionatore acceso?
Ricordo, per la cronaca, che la suddetta presidente è tale solo grazie al fatto che le delegazioni di europarlamentari di PD e Fratelli d’Italia hanno votato a braccetto, garantendole la risicatissima maggioranza con cui è stata eletta.
E il bello è che anche qualora qualcuno rinsavisse sulla via di Damasco, e si accorgesse tardivamente di aver combinato una corbelleria immonda, le regole di quel fulgido esempio di democrazia che è il Parlamento Europeo, richiedono che per mandare a casa la signora con l’elmetto di lacca, è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi, benchè per eleggerla sia bastata una manciata risicata di voti (garantiti da PD e Fratelli d’Italia)
Ricordiamocene quando arriverà il cetriolo e ci diranno come al solito che “ce lo chiede l’Europa”.
No. Ce lo chiede una signora che avete messo VOI in condizione di chiedercelo, o meglio di imporcelo, visto che le regole del “giardino della Democrazia” (cit. Josep Borrell) rendono persino fattualmente impossibile liberarsene anche se non avesse più una maggioranza parlamentare a sostenerla.

Volodymyr spaccatutto
Passiamo al presidente ad interim ucraino, Volodymyr Zelensky, che in una sola settimana riesce a prendere due piccioni con una fava: riesce a far incazzare a morte i suoi più stretti e volonterosi alleati e compagni di sentimenti anti-russi, ossia i polacchi, e a minacciare di attaccare la Bielorussia.
Che succede, coi polacchi? Ma niente, al solito per far felice qualcuno di quei militari ultranazionalisti che hanno assunto un peso sempre maggiore nelle forze armate di Kiev, e quelle forze politiche dell’ultradestra ucraina, senza la quale Zelensky non potrebbe governare, il governo ucraino conferisce l’ennesimo riconoscimento e onorificenze a una formazione paramilitare (l’UPA, il “braccio armato” dell’OUN di Stepan Bandera) che durante la seconda guerra mondiale si rese responsabile di tragici massacri ai danni delle minoranze polacche che vivevano in Ucraina (oltre a dettagliucci come l’iniziale collaborazione entusiastica con i nazisti e la complicità nei rastrellamenti e fucilazioni in massa degli ebrei ucraini).
Facile immaginare che i polacchi (che finora assieme ai baltici sono stati i più vicini e i più pronti a sostenere l’Ucraina nella sua resistenza all’invasione russa iniziata nel 2022) non l’abbiano presa proprio bene bene…
E anzichè fare marcia indietro, scusarsi e dire “ops, ci siamo fatti prendere la mano, anzi tutto il braccio destro teso”, il governo ucraino rincara la dose e restituisce al mittente le medaglie e onoreficenze che si erano scambiati coi polacchi. E non si tratta solo di Zelensky, a rincarare la dose è anche il suo “numero due” Kyrylo Budanov (uno dei papabili, assieme a Valerij Zalužnyj, che avrebbero ottime chance di contendergli la presidenza), che rispedisce al mittente polacco sia le lamentele che le onorificenze militari ricevute a suo tempo.
Insomma, se i nostri eroi nazionali erano anche dei massacratori di polacchi ed ebrei, e complici dei nazisti, vorrete mica venirci a dire che non possiamo onorarli e dedicare loro vie, piazze, monumenti e unità dell’esercito ucraino, che diamine! Noi siamo lo scudo delle democrazie, della civiltà e dell’Europa contro le armate dell’oscuro signore di Mordor!
Ma non basta: è di ieri la notizia che Zelensky avrebbe dato un ultimatum alla Bielorussia di smantellare i ripetitori lungo il confine, ripetitori che i droni russi utilizzano per estendere il proprio raggio operativo e raggiungere bersagli in profondità del territorio ucraino (nè più nè meno di quello che fanno i droni ucraini avvalendosi dello spazio aereo dei paesi baltici e della rete satellitare di Starlink). Insomma, demolite quei ripetitori, “altrimenti ci penseremo noi”.
Il che, detto da chi è stato capace di far saltare in aria la più grande infrastruttura energetica europea, il Nord Stream, senza prendersi nemmeno una tirata d’orecchie dalla Von Der Sturmtruppen, fa il suo effetto.
La richiesta dal punto di vista ucraino e in un’ottica strettamente militare ha una sua ratio, ovviamente. Il problema è che se prendiamo per buono, giusto e valido il principio alla base dell’ultimatum di Zelensky alla Bielorussia, dovremmo applicare la stessa logica ineccepibile anche alle infrastrutture occidentali e alle armi occidentali che l’Ucraina utilizza quotidianamente per attaccare la Russia in profondità sul suo territorio.
E quindi dovremo, se non applaudire, almeno dimostrarci doverosamente comprensivi, il giorno che i russi decidessero di fare ai paesi europei, e all’occidente in generale, quello che Zelensky minaccia di fare alla Bielorussia.
Hint: non succederà. Che in Unione Europea viga ormai il bispensiero orwelliano (la capacità di pensare una cosa e contemporaneamente il suo opposto, e crederle entrambe contemporaneamente vere) ogni volta che si tratta della guerra in Ucraina, di quella in Palestina o di quella in Medio Oriente, è ormai palese. Non si tratta neanche più di “doppi standard”. Si tratta di schizofrenia elevata a sistema di valutazione etica e strategica.

Europa più divisa che mai, ma Orban da incolpare non c’è più
Altro fronte: Il presidente del consiglio d’Europa, Costa, azzarda che forse sarebbe il caso di tenere aperto almeno un canale diplomatico con Mosca. Anche perchè gli interessi europei, nel caso, chi li tutelerebbe in eventuali colloqui di pace? Trump? Zelensky? Putin? San Gennaro? Pancho Villa?
Apriti cielo, cattivo, cattivo Costa, con la Russia non si tratta! E intanto, però, ci si spacca su se, come, quando trattare, e a chi far condurre le trattative (perchè ovviamente non ci crede nessuno, nemmeno la Von Der Sturmtruppen, che a trattare coi russi ci si possa mandare una come Kaja Kallas, che sarebbe l’alto rappresentante UE per gli affari esteri).
Orban non c’è più, ma in Europa si litiga dieci volte peggio. E diventa palese quanto era comodo, Orban, da additare come capro espiatorio per nascondere le profonde divergenze di interessi e linee politiche degli stati membri. Mo’ che Orban non c’è più, a chi la diamo la colpa delle divisioni?
Ah, beh, certo il colpevole c’è sempre: ha stato Putin! È la guerra ibrida dei russi che divide la sacra unità d’intenti e d’azione dei paesi europei, che altrimenti marcerebbero compatti sino alla vittoria.

Starmer si dimette: avanti un altro!
Starmer si dimette. Il premier britannico, uno dei tre “volenterosi” E3, si dimette. Con questo siamo al quarto primo ministro di Sua Maestà Britannica che sgombera Downing Street dall’inizio della crisi russo-ucraina. Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak, Keir Starmer… avanti il prossimo.
Ma non era Putin quello che (oltre a dover morire per una settantina di diverse malattie mortali attribuitegli dalla libera stampa occidentale, quella che combatte la disinformazione russa) sarebbe caduto “entro pochi giorni” (E. Letta) o “entro pochi mesi” (M. Draghi), quello che sarebbe stato deposto da un putsch militare, da una rivolta di palazzo, da una rivoluzione arancione stile euromaidan, dalla rivolta dei russi che hanno finito le patatine fritte e i semiconduttori…?
In questi quattro anni di guerra Il Regno Unito ne ha cambiati quattro, di primi ministri.
La Germania ha cambiato due cancellieri e prima il socialdemocratico Scholz, poi il cristianodemocratico Mertz, sono riusciti nella mission impossible di portare l’estrema destra di AfD al 30% dei consensi.
AfD che può persino permettersi il lusso di fingersi pacifista, tanto a comprare le armi per fare di quello tedesco l’esercito più grande d’Europa ci pensa il governo bipartisan guidato da Mertz.
A loro basta aspettare e raccogliere i frutti della geniale politica di riarmo voluta da SPD e CDU. Una volta al governo potranno decidere con comodo che uso fare della gioiosa macchina da guerra costruita dal governo di larghe intese.
In Francia Macron rischia di non essere votato nemmeno dal suo parroco e ha cambiato 6 (SEI) primi ministri, e l’unico interrogativo sulle prossime elezioni è se le vincerà la Le Pen o Melanchon.
l’Italia ne ha cambiati due.
Ma poco importa, perchè tanto a parte i “volonterosi” l’Unione Europea ha messo le chiavi dell’unione (politica estera, politica economica e politica militare) in mano agli estremisti degli stati baltici, che messi tutti assieme rappresentano sì e no 5 milioni di cittadini europei (meno degli abitanti di Roma e provincia) su un totale di 450 ma che hanno in mano tutte le leve (diplomatica, economica e militare) per condizionare gli indirizzi della Commissione e trascinare gli altri 445 milioni di cittadini europei in guerra contro la Russia (e, di nuovo: grazie PD e grazie Fratelli d’Italia, per aver consegnato la politica europea in mani simili).

Selfie mendicate e una Presidente del Consiglio che gioca a fare la youtuber
Di fronte a tutto questo, Trump che sbeffeggia la fiera alleaten Giorgia Meloni per la foto mendicata, e la nostra presidente del consiglio sovranista che reagisce come una youtuber qualsiasi, pubblicando un video in cui batte i piedini – cattifen, cattifen Trump! – invece di adottare misure economiche e militari per dimostrare che l’Italia non è un protettorato zerbino di Washington, è persino quasi divertente.
Varietà allo stato puro, una forma d’arte di cui l’Italia è sempre stata maestra nel mondo. E magnifica ennesima imitazione di Sbirulino, che fa meritare a Meloni tutta la solidarietà istituzionale che ha ricevuto in questi giorni.

E in tutto ciò, quali sono gli orizzonti politici della discussione nell’opposizione? Renzi sì / Renzi no, nel centrosinistra. Cosa può mai andare storto a riprenderselo in casa? E in subordine: Vannacci porterà via voti a Salvini, o ne farà guadagnare all’intero centrodestra andando a pescare voti nell’astensionismo dei delusi dal “troppo moderato” Salvini?
State sereni.
E intanto, anche oggi Putin verrà deposto domani… o chissà, finalmente creperà di qualcuna delle malattie fantasiose attribuitegli dalla libera e democratica stampa occidentale, quella che si erge come un titano contro la disinformazione russa.
Che bella settimana… ed è solo lunedì.
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