Tutto bellissimo, ha vinto il NO a una riforma orribile e soprattutto pericolosa, perchè delegava a leggi ordinarie parte dell’attuazione concreta di principi già discutibili e fumosi. Ossia a leggi liberamente interpretabili, modificabili e abrogabili a piacere dalla maggioranza parlamentare del momento.
Recap, per chi non avesse ancora capito la pericolosità di queste cose e di questi calcoli di basso cabotaggio basati sulla convenienza del momento (sottopongo quel potere al mio controllo, perchè in questo momento comando io): la RAI, quella che oggi tanti denunciano come “TeleMeloni“, nonchè come una minaccia al pluralismo garantito dalla Costituzione, l’ha resa possibile una riforma del servizio pubblico approvata da un governo di centrosinistra, che in quel momento fece un calcolo di convenienza molto squallido e molto miope (per non parlare della miopia di quel vecchio signore in cima al Colle, che controfirmò quella legge senza ravvisare alcun problema di incostituzionalità, in una RAI sottomessa a diretto controllo governativo).
Poi il giocattolino finisce nelle mani degli avversari e improvvisamente ti accorgi che quella cosa che ti era sembrata tanto utile, perchè tanto la controllavi tu, diventa una minaccia esistenziale per il pluralismo e per i Valori della Costituzione.
Ecco cosa succede quando liberi il demone/genio della lampada di andare a toccare certi poteri e certi funzioni di rilevanza sostanziale per una democrazia sana, contando sul fatto che “tanto ce l’ho io la maggioranza”.

Tornando alla Giustizia:
Mi restano delle domande irrisolte dopo questo appassionante Referendum, soprattutto ai leader di questo variegato centrosinistra, dato che il NO è una bella vittoria, ma celebrare l’eroica difesa di Camelot quando in realtà abbiamo un palazzo pieno di buchi e spazzatura, va bene… ma solo se la minaccia è che diventi ancora peggio.
E però, una volta che la minaccia è passata, magari uno vorrebbe che i buchi venissero riempiti e la pattumiera sgomberata. E che il palazzaccio, se non a Camelot, almeno iniziasse a somigliare vagamente a una casa abitabile senza paura dagli italiani.

1) Cosa pensate di fare per rimediare all’errore fatto quando avete prestato i vostri voti (M5S inclusi) a quell’orrore di riforma Cartabia, che aveva già introdotto de facto la separazione delle carriere. Riforma orribile, imposta in base a due grida:
– la prima: “se non la approviamo casca il governo del mahatma Draghi, e sarà la fine del genere umano, il crollo dei mercati, l’anarchia, l’apocalisse, cani e gatti che mangiano insieme!”. E noi non vogliamo certo che cani e gatti mangino dalla stessa ciotola, vero? Quindi votiamo tutti compatti la maledetta riforma Cartabia, se no il mahatma ci abbandona al nostro destino.
– La seconda: “Ce lo chiede l’Europa!” (immancabile ritornello, coi trombettieri sicofanti più attivi tra le schiere del PD degli ultimi 20 anni, ossia lo stesso ritornello grazie al quale diremo addio a pensioni, sanità pubblica, pubblica istruzione e stato sociale in generale, in nome della competitività sui mercati).
Poi, salta fuori che l’UE boccia senza appello quell’orrore di riforma Cartabia voluta dai “Migliori”, mahatma Draghi e “draghisti” del PD in primis, e però entra in vigore lo stesso (per la gioia dell’on. Debora Serracchiani, resp. giustizia della segreteria del PD che già nel 2020 sottoscriveva mozioni a sostegno della separazione delle carriere).
E il mahatma Draghi, lui, tanto cade lo stesso pochi mesi più tardi; ma intanto la separazione de facto delle carriere è già passata, coi voti del centrosinistra quasi al completo e senza neanche l’imbarazzo di manomettere (apertamente) la Costituzione. E, no, se ve lo state chiedendo, anche allora il Colle non ravvisò alcuna pregiudiziale di incostituzionalità. Io non c’ero, se c’ero dormivo, e se non dormivo vorrai mica che mi metta contro il Migliore, il mahatma, il messia Draghi…
2) Cosa pensate di fare per il problema più concreto e che tocca maggiormente i cittadini, ossia i tempi medi di celebrazione e arrivo a sentenza definitiva dei processi, quando hanno la sfortuna di essere coinvolti (come imputati, come vittime che chiedono giustizia o come parti civili) in processi la cui durata spesso e volentieri supera i termini di prescrizione dei reati, e quando anche non li supera, supera in genere quello che può ragionevolmente sopportare il cittadino medio, sia in veste di accusato che in veste di parte lesa che attende giustizia.
E quindi in subordine:
– 2a) Cosa pensate di fare per evitare che magistrati pagati dallo Stato, ossia dalla collettività, per garantire giustizia e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (e magari essere ancora in vita, al momento della agognata sentenza di terzo grado) perdano tempo con consulenze, incarichi extragiudiziari e cattedre universitarie che sottragono loro tempo prezioso che dovrebbero impiegare in indagini e processi.
– 2b) Cosa pensate di fare per rafforzare l’organico e le dotazioni delle procure strutturalmente e storicamente sotto organico e sovraccariche di lavoro, come richiesto dai magistrati stessi (quelli seri e che fanno il loro lavoro, o almeno ci provano) da oltre trent’anni-
– 2c) Visto che avete puntato l’indice contro “la politica e i potenti che cercano di garantirsi l’impunità grazie a un sistema giudiziario più amichevole”, cosa pensate di fare per i termini di prescrizione di quei tipici reati “da colletto bianco” che, se non sono stati depenalizzati recentemente, erano già reati de facto impunibili per termini di prescrizione ridicolmente brevi e… indovina un po’, quando si è cominciato a ridurre i termini di prescrizione di quei reati? Sotto uno dei famigerati governi Berlusconi? Macchè: 1997, in pieno governo Prodi e successivamente governo D’Alema.
Quando avrete finito di festeggiare l’eroica difesa di Camelot, fateci un fischio. Noi aspettiamo. E i faldoni dei processi, pure.

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