Bad Girls

Bad Girls - La rubrica
Bad Girls – La rubrica

Ebbene, sì, lo confesso. Ho un debole per le “bad girls“. Più in generale: personaggi femminili forti, altamente proattivi, non necessariamente eroici, anzi preferibilmente con tratti classificabili come “moralità grigia” (o anche peggio).

Quelle che trovo più affascinanti sono quelle che cercano di fare la “cosa giusta”, ma che finiscono per farla nel modo più sbagliato, o più sporco, possibile. Non a caso molte protagoniste delle mie storie rientrano in questo identikit.
Soprattutto, donne che lasciano il segno: nella storia, nella cultura, nell’animo altrui e nell’immaginario collettivo.

Nel caso delle Bad Girls storiche: niente agiografie, niente leggende metropolitane scambiate per storia, niente morale contemporanea retro-applicata a personaggi del passato. Il tono scanzonato che tengo nei miei articoli non fa sconti sul rigore della verità storica.

Le Bad Girls che piacciono a me: non eroine rassicuranti di cartapesta, da serie media di Disney+ o di Netflix, non Mary Sue predestinate a cui tutto fila sempre liscio e di cui tutti si innamorano al primo sguardo, non BondGirl da esibire in copertina solo per l’occhio maschile, e neanche cattive ragazze in attesa di essere salvate e redente dal loro love interest.

Protagoniste senza rete di sicurezza, autrici sporche del proprio (e a volte altrui) destino.
Insomma, il genere di protagoniste che finiscono per dare il mal di pancia bipartisan sia ai perbenisti liberal-woke, che ai fascio-patriarco-talebani.
Buona lettura, e che il mal di pancia vi sia lieve 😎