Disclaimer: questo articolo è parte della collezione Bad Girls
Julie d’Aubigny (1670/73? – 1707), nota semplicemente come “Mademoiselle Maupin” o più spesso “La Maupin”, è una delle figure femminili più straordinarie, scomode e affascinanti dell’Ancien Régime francese.
Visse nel pieno regno di Luigi XIV, il Re Sole, a cavallo tra Seicento e Settecento, e riuscì a fare cose che per una donna dell’epoca erano semplicemente impensabili… o, per meglio dire, impensabili senza finire sul patibolo o rinchiusa in un convento di clausura.
Cantante d’opera di primo piano al Théâtre de l’Opéra di Parigi, è però passata alla storia soprattutto come abilissima spadaccina, bisessuale libertina e incarnazione vivente di uno stile di vita che sfidava ogni convenzione dell’epoca. Insomma, era il personaggio ideale sia per scandalizzare che per stuzzicare l’immaginazione di una società che stava entrando sempre di più nell’irriverenza dell’illuminismo, e nella ricerca di figure che scardinassero gli schemi comportamentali e le convenzioni sociali ereditate e consolidate dalle tradizioni dei secoli precedenti.
È persino probabile che le sue imprese — sia quelle documentate, sia quelle più romanzate — abbiano costituito un modello (consapevole o inconsapevole) per personaggi di finzione come Lady Oscar e la Stella della Senna, rese famose nella cultura pop dai manga e anime degli anni 70., ma probabilmente anche alcune figure del filone del fumetto erotico/avventuroso degli anni 60 e 70, come Isabella, la duchessa dei diavoli.
Del resto, quando una donna del Seicento tira di spada, si veste da uomo, va a letto con chi le pare, viene coinvolta in risse e duelli, avvia una fulminea carriera da cantante dell’Opéra di Parigi e viene graziata più volte dal Re Sole, diventa inevitabilmente materia prima per leggende, pettegolezzi e rielaborazioni più o meno romantiche, in cui non sempre è facile distinguere tra ciò che è storicamente accertato e ciò che invece è stato ingigantito o inventato di sana pianta. Ed è diventata mito nell’immaginazione dei suoi ammiratori e ammiratrici nei decenni successivi alla sua breve ma intensissima vita.
Già negli ambienti illuministi e libertini del Settecento circolavano pamphlet e aneddoti su di lei; poi, nell’Ottocento, Théophile Gautier la trasformò in personaggio da romanzo (1835), ma cambiandole parzialmente il nome in Madeleine La Maupin.
Da allora è diventata una icona sia per il femminismo sia per il movimento LGBTQ+, con tutto ciò che questo comporta: ammirazione sincera, ma anche una certa tendenza a colorire ulteriormente una vita che, di per sé, era già decisamente colorita e fuori dagli schemi anche senza aggiunte immaginifiche. Per non parlare della tentazione, sempre dietro l’angolo, di decontestualizzare il personaggio per proiettarci sopra letture culturali contemporanee, e arruolare a forza il personaggio (riveduto e corretto) come icona da schierare sul campo delle battaglie culturali di oggigiorno.
E probabilmente dobbiamo solo ringraziare che non abbia ispirato anche le fantasie del Marchese De Sade e che quindi mademoiselle Maupin non sia diventata anche una macchietta e un’icona dell’immaginario BDSM.
Origini e formazione di Mademoiselle de Maupin
Figlia di Gaston d’Aubigny, segretario del Conte d’Armagnac (Gran Scudiero di Luigi XIV), Julie crebbe letteralmente immersa nel mondo maschile della Grande Scuderia di Versailles. Il padre, che addestrava anche i paggi del Conte, la educò come avrebbe fatto con un maschio: danza, disegno, canto, equitazione e, soprattutto, scherma. Imparò a bere, giocare e menare le mani insieme ai ragazzi di corte, da un lato, e a cantare, danzare e intrattenere dall’altro.
Ancora adolescente divenne l’amante dello stesso Conte d’Armagnac, il quale, per sistemare la cosa con discrezione, le combinò un matrimonio di facciata con un certo Sieur de Maupin, un funzionario poi spedito convenientemente nel sud della Francia con un incarico di prestigio, mentre Julie rimase a Parigi, a disposizione del Conte. Del marito, che uscì per sempre dalla sua vita, Julie mantenne solo il cognome: da quel momento fu “Mademoiselle de Maupin” o semplicemente La Maupin.
La prima fuga e le avventure provenzali
Fin qui, educazione e addestramento alla scherma a parte, la sua posizione come giovane amante e favorita di un nobile rientrava nei cliché dell’epoca. Ma il copione della mantenuta parigina le andava decisamente stretto: era solo questione di tempo prima che Julie facesse saltare le regole.
Julie si innamorò di un maestro di scherma, Séranne, e quando questi fu braccato e ricercato per un duello dall’esito mortale, Julie lo seguì nella fuga da Parigi.
Per un certo periodo i due si mantennero girando per la Francia meridionale ed esibendosi come duellanti professionisti, con Julie che si esibiva regolarmente vestita da uomo (ma senza fingere di esserlo davvero, come precisano le fonti dell’epoca), causando al tempo stesso ammirazione e scandalo: non erano ancora in vigore norme stringenti che vietassero esplicitamente alle donne di vestirsi in abiti maschili, come avverrà nei decenni successivi, ma la censura sociale era già piuttosto forte.
A Marsiglia Julie si stufò delle esibizioni come duellista (e di Séranne) e riuscì a entrare nella compagnia d’opera di Gaultier de Marseille, cantando col suo nome da nubile. Fu probabilmente in questo periodo che iniziò le sue prime relazioni saffiche.
L’episodio del convento avignonese (tra storia e leggenda)
Una delle storie più famose e controverse riguarda proprio una di queste prime relazioni, instaurata con una giovane donna provenzale. Quando i genitori della ragazza scoprirono il fattaccio e, per evitare lo scandalo, la costrinsero a rinchiudersi in convento ad Avignone, Julie la seguì, entrò fingendosi postulante e organizzò la fuga della ragazza.
Secondo le accuse formulate contro di lei dal Parlamento di Provenza, Julie sottrasse il corpo di una suora deceduta, lo mise nella cella della ragazza e appiccò il fuoco perché si credesse che l’amante fosse morta nell’incendio.
La fuga riuscì, ma la natura dolosa dell’incendio e le responsabilità di Julie vennero scoperte subito. Julie dovette scappare per evitare l’arresto e una condanna per trafugamento di cadavere, profanazione di spoglie mortali e incendio doloso.
Quanto di tutto questo sia realmente accaduto e quanto sia stato gonfiato dai biografi settecenteschi (che adoravano lo scandalo) rimane oggetto di dibattito. Esiste di sicuro una condanna in contumacia, ma i dettagli più macabri e pittoreschi sembrano proprio quelli che meglio si prestavano a diventare parte del mito scandalistico costruito in epoche successive.
Il ritorno a Parigi e l’ascesa all’Opéra
Tornata a Parigi, conobbe il Conte d’Albert: l’incontro fu turbolento. Il conte la scoprì vestita da uomo, la accusò, la sfidò (forse per gioco o solo per dimostrare la ridicolaggine di una donna duellante) e ne seguì un duello di spada. Contro le aspettative del conte, Julie lo passò da parte a parte (fortunatamente per il conte, non in modo mortale), ma poi si occupò di curare le sue ferite e accudirlo. Da quel momento diventarono amanti per un certo periodo. La loro relazione proseguì anche in seguito, e si trasformò in una solida e fraterna amicizia, durata fino alla morte di lei, ed è probabilmente una delle testimonianze più rivelatrici del carattere e del magnetismo eccezionale che doveva avere La Maupin.
Nel 1690 il suo amante del momento, Thevenard, fu assunto all’Opéra di Parigi, ma presto Julie riuscì a fare colpo e ad essere assunta lei stessa come cantante. Già preparata al canto, studiò con il maestro Maréchal e già sul finire dello stesso anno, debuttò con grande successo nel ruolo di Pallade Atena, in una ripresa del Cadmus et Hermione.
Julie iniziò come soprano, ma la sua voce calda e dal timbro potente la portò naturalmente verso ruoli da contralto — uno dei primi casi di ruoli femminili gravi protagonisti nell’opera francese, ruoli che spesso venivano ancora affidati a cantanti maschi con una voce adatta (niente di strano, si consideri che fino a pochi anni prima e in piena rivoluzione teatrale shakespeariana, i ruoli femminili erano spesso ancora ricoperti da attori maschi travestiti).
Il compositore André Campra scrisse appositamente per lei il ruolo di Clorinda in Tancrède.
Il pubblico dell’Opéra e di Versailles rimase folgorato sia dalla sua voce calda e disciplinata, che dalla sua presenza scenica magnetica.
Fu proprio durante il suo periodo come cantante all’Opéra di Parigi (e in seguito all’Opéra du Quai au Foin di Bruxelles) che Julie d’Aubigny cominciò a essere conosciuta esclusivamente come “Mademoiselle Maupin” o “La Maupin”, secondo la tradizione dell’Opéra di chiamare “mademoiselle” le cantanti indipendentemente dallo stato civile.
In quegli anni continuarono a circolare racconti dei suoi duelli vittoriosi, così come le storie secondo cui, pur non avendo più bisogno di guadagnarsi da vivere esibendosi come duellante, e pur immersa nei lussi e negli abiti sfarzosi di fine Seicento, continuava imperterrita a duellare, a provare piacere nel vestirsi da uomo, a frequentare taverne e a non farsi troppi problemi con amanti di entrambi i sessi.
Duelli e carattere di fuoco
I suoi duelli sono leggendari. Tra i più documentati c’è il duello (o meglio la scazzottata) con il cantante Louis Gaulard Dumesny, che si divertiva a molestare e insultare le colleghe: Julie lo aspettò fuori dal teatro e lo picchiò sonoramente.
Il giorno dopo, quando lui cercò di giustificare i numerosi lividi raccontando di essere stato aggredito da dei malviventi, lei tirò fuori in pubblico la tabacchiera che gli aveva sottratto, sbugiardandolo definitivamente. Scena da film.
Più celebre (e probabilmente anche più abbellita) è la storia del triplice duello durante un ballo a corte: dopo aver causato scandalo baciando pubblicamente una dama, venne sfidata da tre gentiluomini. Julie, in elegante abito da ballo, li sconfisse uno dopo l’altro, lasciandoli a sanguinare nei giardini, e poi tornò dentro a ballare come se nulla fosse successo.
Anche in questo caso, il nucleo di verità c’è sicuramente (Julie fu effettivamente costretta a scappare da Parigi) ma è stato molto probabilmente arricchito dal gusto per lo scandalo dei biografi successivi. È comunque accertato che l’incidente causò un enorme scompiglio, poiché il duello era proibito. Julie fu praticamente costretta a fuggire da Parigi e rifugiarsi a Bruxelles, in attesa che la tempesta si calmasse (e che il Re Sole si decidesse a graziarla).
Lì trovò facilmente un ingaggio all’Opéra du Quai au Foin, dove continuò a esibirsi come Mademoiselle de Maupin.
L’altra cosa certa, aldilà degli abbellimenti a opera della fantasia dei biografi successivi, è che la sua condotta portò il re Luigi XIV a graziarla più volte, permettendole di rientrare a Parigi e proseguire imperterrita con il suo stile di vita, proprio perché dopotutto era una famosa e amatissima star dell’Opéra: il Re Sole sapeva bene che certe primedonne valgono più di qualche regola sociale.
E ancora più sorprendenti, e indicative del fascino che la d’Aubigny arrivò a esercitare persino sul Re Sole, furono le motivazioni con cui il sovrano le perdonò i ricorrenti duelli – duelli che significavano il patibolo, per le leggi dell’epoca. Luigi XIV, dimostrando quanto poco gli andasse a genio l’idea di condannare un personaggio così affascinante, la graziò permanentemente, ricorrendo a un esilarante cavillo lessicale.
Gli editti reali contro i duelli parlavano chiaro: la pena di morte si applicava agli uomini. E Julie, per quanto amasse vestire i panni maschili e impugnare l’acciaio, restava una donna. Un vuoto normativo che si trasformò in un’assoluta, poetica ironia.
L’ultima grande storia d’amore e il ritiro
Per tutto il periodo da attrice e cantante continuò ad avere amanti di entrambi i sessi. Circolarono voci (probabilmente solo voci) di una relazione con Massimiliano II Emanuele, Elettore di Baviera e governatore dei Paesi Bassi, durante il suo periodo di permanenza a Bruxelles. Ma la relazione più importante e storicamente confermata fu quella con la Marchesa de Florensac, considerata una delle donne più belle di Francia.
Quest’ultima relazione coincise con il suo graduale ritiro dalla scena pubblica. E quando la Marchesa morì, nel 1705, Julie ne rimase talmente colpita e amareggiata da decidere di chiudere definitivamente con le avventure e con la sua brillante carriera di cantante. Si ritirò in convento, dove morì nel 1707, poco più che trentenne. Una fine quasi fin troppo sobria per una vita così avventurosa e incendiaria.

Antesignana di Lady Oscar e della Stella della Senna?
Riyoko Ikeda, autrice de Le Rose di Versailles, fece un lavoro storico molto serio prima di creare Lady Oscar. Difficile pensare che non abbia incrociato, almeno di sfuggita, il nome e le gesta di Julie d’Aubigny, sia nelle versioni documentate sia in quelle romanzate che circolavano già nel Sette e Ottocento. Va anche detto che i forti accenti da romance adolescenziale del manga mettono un po’ in ombra i temi dell’indentità di genere e di rifiuto del ruolo sociale imposto, che nell’anime emergono in modo molto più diretto ed evidente e che presentano i paralleli più interessanti con la vita di Julie d’Aubigny.
Le analogie più evidenti saltano agli occhi: l’addestramento “maschile” imposto dal padre, la spada come prolungamento naturale del carattere, la ribellione al ruolo sociale imposto dal rango e dal sesso. Lo stesso vale, in misura minore, per Simone Lorène, la Stella della Senna, creata proprio sulla scia del successo di Lady Oscar.
Al di là dei debiti di ispirazione diretti o indiretti, Julie d’Aubigny rappresenta un precedente storicamente reale e accertato — per quanto eccezionale — di donna spadaccina, cantante, e scandalosamente libera nell’Ancien Régime. Chi oggi (o già negli anni 70, quando furono distribuiti per la prima volta gli anime di Lady Oscar e della Stella della Senna) grida all’antistoricità davanti a una protagonista femminile che sa tirare di scherma ai tempi dell’Ancien Régime, farebbe bene a ricordarsene.

Ispiratrice di “Isabella, la duchessa dei diavoli”
Un altro particolare settore della cultura pop su cui influì Julie d’Aubigny fu sicuramente il filone del fumetto popolare erotico/avventuroso, un genere che esplose tra la fine degli anni 60 e gli anni 70 (sulla scia del fumetto Noir che aveva già “sdoganato” protagoniste avventurose, disinibite e a moralità ambigua, se non criminali).
Fra i primi esempi di questo filone (non ancora pornografico, in questo genere di fumetti la componente erotica ancora si bilanciava con una trama sensata e ben congegnata) c’è sicuramente Isabella, detta “la duchessa dei diavoli“, che sembra in gran parte ispirata alla figura di Julie d’Aubugny. Fu uno dei personaggi di questo genere fra i più longevi, tra quelli ideati da Renzo Barbieri: Nobildonna decaduta, unica sopravvissuta di una famiglia sterminata da un rivale e in cerca della sua vendetta personale, a cavallo tra brigantaggio, ribellione e lealtà alla monarchia francese, Isabella è una eccellente spadaccina della Francia del XVII secolo: spietata, disinibita, determinata, disinvolta nel violare la legge quando le serve, abituata a vestirsi da uomo (quando è vestita) e pronta a concedersi avventure di letto con entrambi i sessi.
Perché La Maupin continua ad affascinarci
La sua esistenza è un perfetto esempio di come, anche nel Seicento più rigido, una donna di talento, coraggio e spregiudicatezza potesse ritagliarsi uno spazio straordinario, fatto che contribuisce un po’ a smontare l’immaginario di un’epoca di assoluto rigore e costrizione sociale, per quanto vada naturalmente considerato che una vita avventurosa e rocambolesca come quella di Julie d’Aubigny colpì l’immaginazione e la fantasia di ammiratori di entrambi i sessi proprio per la sua unicità.
La sua figura, nelle rielaborazioni e abbellimenti postumi, è diventata un’icona del femminismo, ma oggi è fin troppo facile proiettarle addosso letture moderne.
L’aspetto forse più ironico (o tragico?) è che oggi, una figura come la sua, scandalizzerebbe e manderebbe in cortocircuito mentale sia i paladini del maschilismo, pronti a inveire contro il “femminismo woke” appena vedono un personaggio femminile leggermente più proattivo e indipendente di una monaca di clausura, sia i benpensanti progressisti che spopolano nel movimento woke in carne e ossa: Julie d’Aubigny non fu una paladina della liberazione sessuale, né una rivoluzionaria consapevole in lotta per abbattere il patriarcato, il che la allontana dal cliché della tipica eroina irreprensibile, leader inclusiva e modello da seguire, da serie TV mainstream di Disney+, Netflix e Amazon TV.
Ma forse proprio il fatto che fosse solo una donna coraggiosa e capace di essere sé stessa fino all’ultimo dei suoi giorni, senza chiedere il permesso a nessuno, è il motivo per cui continua ad affascinare anche a distanza di tre secoli.

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