Guerra ibrida o disinformazione tutta nostra?
Non serve la propaganda russa per alimentare la disinformazione. A fare la guerra ibrida contro i cittadini occidentali ci pensa da solo il sistema mediatico occidentale, e l’establishment politico a ruota. Una piccola consolazione: la libera stampa italiana, quella tenuta ormai da anni artificialmente in vita dal finanziamento dello Stato, solo perché emeriti pestamerda più incompetenti di un paracarro possano andare in televisione a fornire opinioni “autorevoli” (e politicamente addomesticate), in questa brutta storia di disinformazione e sciatteria giornalistica, non si è comportata né meglio né peggio del resto delle testate occidentali.
E chi ci guadagna dalla colossale merda pestata dall’intero libero sistema mediatico occidentale? Proprio la propaganda del Cremlino, che “giustamente” festeggia la figuraccia. E a furia di gridare “al lupo, al lupo”, andrà a finire che anche davanti a casi conclamati di propaganda e disinformazione, la reazione generale sarà “ah, ok, come quando si sono inventati quella colossale puttanata su Yandex e i troll russi”.
Cos’è successo ai data center di Yandex?
Tra l’8 e l’11 ottobre (2026) un bombardamento di droni Ucraini colpisce tre data center di Yandex, il motore di ricerca russo (l’equivalente russo di Google, per intenderci).
Due testate specialistiche (tra cui Tom’s Hardware) l’8 ottobre, presentano un report dal quale risulta che l’attività dei bot (agenti automatici) di Yandex si è dimezzata. Vengono citate a supporto le misurazioni di Cloudflare.
Fin qui tutto normale: qualunque motore di ricerca, non solo Yandex, ma anche Google, basa la sua attività su bot (agenti di ricerca automatici) che indicizzano le pagine in rete per rispondere alle ricerche degli utenti. Nota bene: si tratta di bot di indicizzazione che con i bot che gestiscono le attività dei troll russi sui social c’entrano quanto i cavoli a merdenda.
Tom’s Hardware a questo punto ci infila dentro le paroline magiche: dimezzata l’attività di disinformazione russa. Quindi Tom’s Hardware (i cui redattori dovrebbero sapere bene come funzionano i bot di un motore di ricerca e come funzionano invece i bot che operano sui social network) può legittimamente attribuirsi in buona parte la paternità della merda pestata e sparsa worldwide dall’intero sistema mediatico del libero occidente. (vedremo che in realtà tutto era cominciato sulla app Threads, ma a TH va il “merito” di aver schizzato la merda nel ventilatore, spandendola worldwide con l’aiuto di alcuni eurodeputati di Bruxelles)
E da lì inizia il circo.

L’11 ottobre un eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský pubblica su X/Twitter il famoso grafico che abbiamo visto tutti, quello che misurerebbe graficamente le attività dei post a favore di AfD (il partito di estrema destra tedesco che tutti indicano come alleato del Cremlino) e mostrerebbe un crollo a picco (prima del 30%, poi del 56%) dei post a favore di AfD. E l’altro grafico che fa il giro della rete è ovviamente quello pubblicato da Cloudflare, che mostra il crollo di oltre il 95% dell’attività dai bot di ricerca di Yandex.
Seguono a ruota diversi gruppi europarlamentari che festeggiano lo spegnimento dei troll russi che interferiscono con la politica europea.
Il 12 ottobre il presidente ucraino Zelensky in visita a Varsavia festeggia che dopo l’attacco ai tre data center di Yandex “in rete si respira meglio: meno propaganda divisiva, meno disinformazione”. “Abbiamo spento i troll russi”.
Espresso, il Foglio, Giornale d’Italia, Huffington Post, Repubblica, e con loro praticamente tutte le grandi testate giornalistiche e televisive italiane ed europee (ci casca persino Euronews) festeggiano la stroncatura delle attività di propaganda dei troll russi e filo MAGA.
Ma non solo: il ministro polacco responsabile dei servizi segreti polacchi (mica pizza e fichi, eh, uno che le cose dovrebbe conoscerle) si sbilancia parlando di crollo delle attività di propaganda russa a livello mondiale.
La “notizia” del crollo delle attività dei bot filo-russi fa il giro del pianeta, spopola su Facebook e su X, rimbalza da una testata giornalistica all’altra.
Si distinguono, ahimè, due sole testate, che mettono in dubbio tanta euforia: il Post e Open.
E poi, perché quando la balla è talmente grossa prima o poi salta fuori, arrivano puntuali le smentite.
Cloudflare pubblica una spiegazione a prova di stupido (ma evidentemente non a prova di giornalista) sul modo in cui è monitorato il traffico dei bot di Yandex (piuttosto che di Google, di Bing o di qualsivoglia altro motore di ricerca), chiarendo che se fossero saltati i server di Google si sarebbe registrato lo stesso identico calo di attività, perché è così che funziona il traffico in uscita dai data center dei motori di ricerca, e che quel tipo di traffico non può in alcun modo misurare le attività di bot che agiscono sui social network e quasi sempre operano a partire da server e proxy affittati nei paesi bersaglio della propaganda.
Una conclusione piuttosto logica, del resto, perché se la fonte di tutta la guerra ibrida e di disinformazione del Cremlino partisse dai server di Yandex su territorio russo, sarebbe uno scherzo filtrarla e proteggere in questo modo i poveri cittadini europei e occidentali dalla malvagia disinformazione russa (cosa che almeno nella redazione di Tom’s Hardware dovrebbero sapere, ma non importa, se non per la mazzata alla credibilità tecnica della testata).
Un istituto tedesco pubblica il monitoraggio sui dati dei post dei politici di AfD e dichiara, dati alla mano, che non si è registrato alcun calo significativo dei post e delle reazioni (like, condivisioni, ecc) degli utenti che ne rilanciano i contenuti. E da oltreoceano arrivano smentite analoghe per quanto riguarda le attività della fanbase MAGA. Insomma, data center Yandex down, ma il tanto sventolato calo delle attività dei bot e troll filorussi non accenna a diminuire.
Lo stesso movimento politico russo di opposizione a Putin, quello che faceva riferimento al defunto Navalny, e che tra le altre cose è specializzato nel monitoraggio della rete di bot filo-russi, fa notare che non si è registrata alcuna diminuzione significativa delle attività di propaganda automatizzata.
Kyiv Independent, testata giornalistica ucraina certamente non imputabile di essere filo russa, fa notare il dato più semplice e stupido che chiunque abbia un minimo di competenza tecnica di come funziona la rete dovrebbe conoscere: il traffico dei bot di indicizzazione di Yandex non ha niente a che vedere con le attività dei troll automatici sui social network.
Salta fuori che il famigerato grafico che è stato ritwittato, condiviso e rimbalzato da prime pagine di giornali e telegiornali, quello che ha innescato l’interrogazione dell’eurodeputato da cui si è generato tutto il circo, è stato pubblicato per la prima volta su Threads (app dell’ecosistema di Meta/Facebook) da un utente che non solo non ha citato alcuna fonte e afferma di averlo generato “a sensazione”, ma lo ha pure generato con un’etichetta “Contenuto IA” (etichetta ovviamente sparita dai milioni di condivisioni e re-post, a cominciare da Tom’s Hardware e dall’eurodeputato ceco – o cieco?). Per giunta, il famigerato grafico (generato l’11 ottobre), mostrava i “dati” fino al 15 ottobre, ossia produceva persino una previsione astrologica sul futuro.
E allora…. Cominciano i dietro-front. Comincia Zelensky, che a opera del suo ufficio stampa pubblica una parziale ritrattazione, sostenendo di non aver parlando specificamente di un calo di attività dei troll, ma genericamente di “clima nella comunicazione sulla rete”.
Il ministro polacco responsabile dei servizi segreti di Varsavia, ammette di aver parlato sulla base di “informazioni raccolte pubblicamente”: tradotto, ci sono cascato con tutti e due i piedi, perché la bufala era comunque buona. Ma, ehi, fidatevi di me, ci sono io a capo dei servizi segreti polacchi.
Inutile dire che chi ci è andato a nozze e chi guadagnerà davvero da questa orrenda performance del sistema mediatico occidentale (e politici a ruota) è proprio la propaganda del Cremlino. Che da un lato se la ride per la figura di cacca fatta quasi all’unanimità dal sistema politico e mediatico occidentale, e dall’altro (questo è più preoccupante), in futuro potrà contare sull’effetto “Pierino e il lupo”: a furia di gridare “al lupo, al lupo” la gente smette di crederti.
Chi già non credeva alla propaganda occidentale avrà ulteriori motivi di conferma delle sue convinzioni; e chi ci credeva e voleva crederci, magari la prossima volta, magari di fronte a qualcosa di più serio, si chiederà “ma non è che mi prendono per il culo anche questa volta, come hanno fatto con quella bufala su Yandex e i troll?”.
Perché questo succede quando per ignoranza, ideologia e isteria si rilanciano “notizie” senza preoccuparsi minimamente di verificare le fonti, di verificare se hanno una fondatezza tecnica minima o se hanno la stessa credibilità delle scie chimiche, ma le si pubblicano lo stesso, solo perché sembrano confermare una certa lettura della realtà.
E ora la domanda scomoda: il sedicente “scudo europeo contro la disinformazione”, come ci avrebbe potuto proteggere da un intero sistema mediatico e politico occidentale che la merda non solo l’ha pestata, ma ci è scivolata, ci ha sguazzato trionfalmente dentro, ci ha ballato sopra il can can, e ha impiegato diversi giorni prima di ammettere di averla pestata?
Per chi volesse approfondire, lascio l’ottimo video pubblicato da Matteo Flora, che ha il merito e la capacità di spiegare queste cose molto meglio di me, e soprattutto riesce a mantenere toni più urbani di quelli che sono riuscito a tenere io in questo articolo.
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