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La ricetta ideale per l’estinzione di massa: un cervello che funziona come nel paleolitico, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche

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L’Odissea di Nolan?

No, non l'ho ancora visto. E andrò a vederlo. Se non altro perchè per parlare di qualcosa, sarebbe bene almeno conoscerlo, il "qualcosa", prima di mettersi a berciare slogan come tante scimmie urlatrici (dell'una e dell'altra sponda). Hint 1: Elena nell'Odissea è un personaggio assolutamente marginale, poco più di una comparsa che si vede per 5 minuti su 3 ore di film. Hint 2: Elena nera è credibile tanto quanto Elena valchiria bionda vista in Troy, dove invece era un personaggio centrale. Hint 3: Omero non scriveva nè trattati storici, nè compendi etnografici; Omero manipolava miti e simboli per parlare di temi universali e senza tempo, alla gente della sua epoca, col linguaggio e i simboli che la gente della sua epoca poteva capire. Chi parla di "canon violato" temo abbia confuso Omero col Marvel Comics Universe.
Samuel 18/07/2026
Odissea di Nolan

L'Odissea di Nolan

Fuggiremo mai dalla gabbia delle scimmie urlatrici?

Non l’ho ancora visto. E lo vedrò, se non altro per sapere di cosa parlo, quando decidessi di parlarne in dettaglio. Purtroppo sembra che “avere un’opinione” sul nuovo film di Nolan sia richiesto, anche se il film non lo si è ancora visto.
Sfortunatamente ormai su qualunque prodotto cinematografico, televisivo, narrativo o videoludico che venga lanciato, si scatena mesi ancora prima del rilascio, la gabbia delle scimmie urlatrici e la corsa a schierarsi pro o contro, in base alla parrocchia “culturale” di appartenenza.

Scimmie urlatrici che si schierano e iniziano a insultarsi senza ancora sapere nemmeno cosa esattamente stanno commentando. Perchè non importa davvero parlare dell’oggetto (il film, la serie TV, il romanzo, il videogioco): conta schierarsi, conta urlare il proprio slogan preferito, conta avere una parte avversaria da insultare, in modo da avere la soddisfazione di aver compiuto la propria missione quotidiana di esseri inutili, buoni solo a far guadagnare vagonate di quattrini alle piattaforme social che ci forniscono la gabbia in cui strillare e insultarci per un film, una serie TV, un romanzo o un videogioco.
Anzi, la dinamica è talmente sfuggita al controllo (o è stata così ben indirizzata) che la gente adora scannarsi persino tra fan di schede video nVidia e fan delle schede video AMD (manco AMD e nVidia vi pagassero un contributo spese o fossero vostre amiche, eh…).

A questo sono ridotti i social: gabbia delle scimmie urlatrici. E chi li gestisce ci lucra sopra, incentiva il fenomeno attraverso algoritmi che ci suggeriscono solo “contenuti graditi”, per tenerci incollati come idioti catatonici alla piattaforma, isolandoci in una bolla spaziotemporale e culturale in cui ci confrontiamo solo con ciò che vogliamo sentire.
E poco alla volta ci educano a reagire a qualunque cosa esca dalla nostra bolla, come contro una minaccia esistenziale, perchè non sappiamo più nemmeno come gestirla e come convivere con l’idea che fuori dalla nostra stupida bolla algoritmica artificiale esistano alieni malvagi che gradiscono altri contenuti. Nemici. Nemici terribili, che ci minacciano nella nostra identità, e quindi insultarli e abbatterli è cosa buona e giusta.

Di conseguenza, appena sentiamo o leggiamo qualcosa che esula dalla nostra bolla algoritmica di contenuti graditi, scleriamo e ci imbizzarriamo come i cavalli di Frankenstein Junior quando sentono dire “Blucher!”.

E torniamo a berciare slogan imbecilli. Torniamo a essere i Neanderthal che si fanno il passaparola sulle bacche rosse da evitare perchè un tizio le ha mangiate ed è morto… e poi crepano di fame in un prato disseminato di fragole e lamponi, perchè “io quelle bacche rosse non le mangio manco morto, le mangiassero quelli della tribù dell’altra valle, che tanto sono notoriamente dei coglioni che non capiscono un cazzo”.

Ecco, appunto. Bravo, crepa pure di fame, che le “bacche rosse” ce le mangiamo noi Sapiens, e tu Neanderthal resti una nota a piè di pagina della storia evolutiva che lascia al massimo qualche traccia genetica residua attorno al 2% del DNA dei Sapiens.

E’ fantastico in quanti dicono ‘non vedrò il film!’ (nello stesso tono con cui annuncerebbero orgogliosamente uno sciopero della fame a difesa della Patria o in supporto di una nobile causa umanitaria) ma si sentono titolati a parlare di una cosa che non hanno visto e non intendono vedere, perchè ripetere a pappagallo la “parola d’ordine” è più importante del conoscere la realtà prima di formulare un qualsiasi giudizio su di essa (che sarebbe, per inciso, il minimo sindacale dell’intelligenza umana evolutasi dall’età della pietra in poi, non solo quando si parla di cinema).

Sia ben chiaro, questa è una forma di idiozia sistemica che sembra essere sempre più diffusa ed equamente distribuita, sia in campo “talebani woke” che in campo “talebani del patriarcato bianco“.

Odissea

I peccati de l’Odissea di Nolan

Inviterei chi si è stracciato le vesti urlando al sacrilegio antistorico, e alla violazione dell’opera omerica, per un personaggio del tutto marginale dell’Odissea “fuori canon”, o per qualche armatura “fantasizzata”, e a chi in questi giorni sta strillando ovunque “manco morto vado a vedere un film che ha messo una Elena nera”, ecco li inviterei a riprendersi in mano, nell’ordine:

– Braveheart
– Il Gladiatore
– 300
– Bastardi senza gloria
– Il nome della rosa
– Troy (sì, incluso l’ariano vichingo Achille e la valchiria scandinava Elena)
– Norimberga
– Salvate il soldato Ryan
– Pearl Harbour

Potrei continuare coi titoli ma come esercizio delle elementari basta e avanza.

Prendete questi film, andate a caccia di tutte le incongruenze e fantacazzate antistoriche che le regie stelle & strisce (con pochissime lodevoli eccezioni) si inventano ogni volta che cercano di parlare di qualcosa che sa anche solo alla lontana di “storico”.

Quando le avete trovate tutte (anche la metà basterebbero), mi aspetto che cominciate a berciare allo stesso volume assordante con cui state berciando da settimane, per il colore della pelle di un personaggio secondario e marginale nella trama dell’Odissea, e per qualche armatura un po’ troppo fantasiosa.

Perchè se vi è piaciuto, avete applaudito o vi siete commossi o avete pensato “che figata!” davanti anche a uno solo dei film in quella lista, e oggi siete qua a berciare come scimmie e a stracciarvi le vesti per il colore della pelle di un personaggio secondario e marginale, o per lo spessore di un elmo, nascondendo le vostre urla dietro il presunto attentato alla storicità e il presunto attentato alla lettera dell’opera omerica, c’è qualcosa che non quadra nelle connessioni sinaptiche tra i vostri neuroni.

Ma vi si può scusare, forse, per l’eccezionale ondata di caldo di luglio 2026 che, sì insomma, qualche problemino a restare lucidi lo darebbe a chiunque.

Detto ciò, andrò a vederlo: magari verrà fuori che il film non mi è piaciuto. Ma se e quando lo dirò almeno saprò di cosa parlo, invece di ripetere a pappagallo uno slogan suggeritomi da un algoritmo che mi mostra solo i post di altre scimmie urlatrici che berciano slogan compatibili con la mia profilazione politico/culturale.

Per inciso, parlare di ciò che almeno si è visto o si conosce almeno alla lontana, sarebbe pratica saggia, e indice di un quoziente di intelligenza superiore a quello di una cozza zebrata, anche al di fuori dell’ambito cinematografico.

Consentitemi un post scriptum: Omero non scriveva trattati storici, nè trattati etnografici. Omero, come i più grandi drammaturghi del passato, giocava col mito per parlare di storie e temi universali, con un linguaggio e simboli comprensibili per i suoi contemporanei.

Guarda un po’, la stessa cosa che faceva Shakespeare.
O credete che il Macbeth sia un trattato storico-araldico sui monarchi di Scozia?

Macbeth parla della corruzione del potere, come l’Odissea parla della curiosità, della ricerca e della capacità dell’essere umano di smarrirsi e di quanto è difficile ritrovarsi.
Temi universali e senza tempo, per i quali non esiste “la versione canon” da tradire, visto che non parliamo dei fumetti DC comics, del Marvel Comics Universe o della fisica nell’universo di Star Trek, dove se improvvisamente metti la pelle blu ai Klingon o le orecchie da vulcaniani ai Ferenghi, o se metti il costumino sexy di Catwoman addosso a The Hulk, o se metti in scena una Supergirl che non sia una top-model stragnocca commetti un sacrilegio.

Qualunque riedizione o adattamento di quei miti, se preserva il tema e il messaggio originale, centra il bersaglio, pure se ha messo in scena l’opera con attori dalla pelle blu, i capelli viola e le orecchie a punta da vulcaniani travestiti da Gabibbo.

Chi grida al “tradimento dell’opera originale” per un personaggio secondario di colore, o per un elmo particolarmente fantasioso, evidentemente tra le molte cose che non ha capito, c’è il non aver capito una ciolla, ma neanche da lontano, di quello che Omero e Shakespeare cercavano di dire al loro pubblico.

Però, ehi, anche oggi abbiamo gridato contro quei cazzoni di wokini e contro quei bastardi fascio-patriarcali razzisti, quindi ci sentiamo meglio, missione compiuta.
Le piattaforme social, che campano e guadagnano sulla nostra idiozia e il nostro disagio esistenziale, ringraziano.
Chi vorrebbe godersi un film e avere la libertà di parlarne bene o parlarne male in base a come è stato sceneggiato e diretto, senza dover essere rincoglionito dal vostro berciare, o essere arruolato a forza dall’una o dall’altra tribù, un po’ meno.


Odissea di Nolan

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